Per cinquant’anni «Quarto potere» è stato il film più bello del mondo, poi ha smesso di esserlo. Nessuna classifica dei migliori film di tutti i tempi sta ferma.

Qual è il film più bello che tu abbia mai visto?
Nessuna classifica dei migliori film di tutti i tempi pesa quanto quella tua risposta. Tienila a mente: tra poco proverò a mostrarti perché, e ti racconterò di un film che per mezzo secolo è stato il numero uno del mondo, salvo poi non esserlo più.
Stanotte Roma è vuota, e giù nel basso Salento c’è invece una piazza che resta sveglia fino all’alba. È la notte di San Rocco, quella tra il quindici e il sedici agosto, e a Torrepaduli si balla la pizzica scherma: due uomini entrano in un cerchio di tamburelli, si affrontano a dita tese come fossero lame, e quando la ronda si chiude nessuno dei due ha vinto. Non c’è un primo, non c’è un secondo, non resta nessuna graduatoria. Solo il giro dopo, con altri due dentro il cerchio.
Qualche anno fa, proprio qui, ho pubblicato la mia lista dei dieci migliori film di tutti i tempi. «Lista ragionata», diceva il titolo, e ragionata lo era davvero: l’avevo compilata io, un titolo alla volta. C’erano Il padrino e Quarto potere. E in mezzo, senza abbassare lo sguardo, Delitto a Porta Romana, un poliziottesco del 1980 con Tomas Milian, perché a me quel film piaceva e piace. Oggi quella lista la rifarei diversa. Ecco il punto da cui parto.
La classifica che non sta ferma
Esiste una graduatoria che il cinema prende sul serio più di ogni altra. La compila dal 1952 la rivista Sight and Sound del British Film Institute, una volta ogni dieci anni, chiedendo ai critici di tutto il mondo quali siano i film più grandi mai girati. All’ultimo giro hanno risposto in più di milleseicento. E il primo re, nel 1952, era italiano: in cima c’era Ladri di biciclette di Vittorio De Sica.
Poi il trono è passato a Quarto potere di Orson Welles, che l’ha tenuto per cinque sondaggi di fila, dal 1962 al 2002. Sembrava una legge di natura. Nel 2012 è stato scavalcato da La donna che visse due volte di Hitchcock. Nel 2022 è caduto anche quello: per la prima volta in vetta un film diretto da una donna, Jeanne Dielman di Chantal Akerman. Quattro re in settant’anni, e il tribunale più severo del cinema ha cambiato sentenza due volte in dieci anni. Se non regge la classifica di chi vota per mestiere, perché dovrebbe reggere la mia?
Una lista è un autoritratto
E allora a che serve mettere in fila i film che ami? Non a stabilire una verità: a lasciare un’impronta. La mia lista di qualche anno fa non dice quali siano i film più grandi mai gettati su uno schermo. Dice chi ero io quando l’ho scritta, cosa mi faceva battere il cuore in quei mesi, perché Delitto a Porta Romana stava accanto a Welles senza chiedere permesso. In un altro pezzo ho raccontato come una frase possa essere vera e insieme ingannevole, quando la strappi dal suo contesto.
Con un film accade lo stesso. La sua grandezza non abita nella pellicola: nasce dall’incontro tra quella pellicola e una persona, in un momento preciso della sua vita. Una classifica dei migliori di sempre taglia via proprio quell’incontro, e con esso il senso.
Scrivendo degli sceneggiatori sono arrivato a una frase a cui tengo: l’artista sottrae, la macchina aggiunge. Lo sceneggiatore scrive il mondo e poi sparisce dietro il film, e in quella sparizione sta la sua grandezza. Una classifica fa il contrario: aggiunge un ordine, una gerarchia, un numero accanto a ogni nome. Anche una lista, per valere qualcosa, dovrebbe imparare a sottrarsi: dire la sua e poi togliersi di mezzo, e lasciare a te l’ultima parola.
Ti sta piacendo? I ventuno segreti per appunti geniali sono raccolti nel libro su Amazon. Disponibile adesso su Amazon · Kindle 7,99 €
Perché vogliamo una classifica
Dietro la domanda «qual è il film più bello di sempre» spesso non c’è amore per il cinema. C’è fame di certezza. Vogliamo che decida qualcun altro al posto nostro, per non esporci con un gusto che è solo nostro e che potrebbe risultare sbagliato.
Ma il gusto non si forma al riparo. E qui serve una parola precisa, presa in prestito da Nassim Taleb: un gusto solido non è robusto. Robusto è ciò che incassa il colpo e resta identico a com’era, come un muro sotto la pioggia. Un gusto solido è antifragile: dal colpo ci guadagna, ne esce più fine di prima. Ogni film brutto visto per sbaglio, ogni seconda visione che ribalta la prima, non lo scalfisce: lo affila. Per questo una lista imparata a memoria non ti serve. Ti serve il disordine.
Come si guarda un film
Allora smetti di cercare i dieci migliori film di tutti i tempi. Cerca l’unico che ti riguarda. Guardalo una seconda volta, a distanza di anni, e scopri che è diventato un altro film perché tu sei diventato un altro. Prendine appunti, come faresti con una persona che vuoi conoscere. Una classifica ti dice cosa avresti dovuto vedere. Un film visto due volte ti dice chi sei diventato nel mezzo.
I migliori film di tutti i tempi sono i tuoi
Torniamo alla domanda con cui abbiamo cominciato. Il film più bello che hai visto. Non è in nessuna classifica del British Film Institute. Forse non sarebbe finito neppure nella mia, quella di qualche anno fa. È quello che ti è tornato in mente subito, senza pensarci, prima ancora di sapere perché. Ecco: quello è il migliore di tutti i tempi. Almeno dei tuoi. Come nella ronda di Torrepaduli, dove il giro finisce, nessuno conta i punti, e però hanno ballato tutti.
Adesso l’ultima parola è tua. Qual è il tuo? Scrivilo qui sotto, nei commenti: li leggo uno per uno.
E se il problema non fossero mai stati i tuoi appunti?
Ventuno segreti operativi per trasformare gli appunti da copia muta a strumento vivo del tuo pensiero. Dal segno rupestre al taccuino digitale.