Certe volte le storie si presentano come dei buchi più o meno profondi che fanno venire le vertigini. Tu ci passi vicino e hai come la sensazione di trovarti nei pressi di un buco nero o, meglio, immagini questo, dato che nessuno ha avuto questa esperienza, se non nella fantascienza, nell’immaginazione. E se accetti di attraversarli la tua vita cambia e anche di molto. Per questo e altri motivi ho deciso di parlare di un mio racconto inedito finora che spero presto di mettere in scena.
il suo stesso nome che ha stratificazioni e cambiamenti che ne raccontano vicende e fatti;
la sua sempre più chiara vocazione allo spettacolo, in molte forme, tra cui il cinema.
Sto parlando della cittadina in cui vivo, in provincia di Brindisi, che con i suoi colli derivati da dune preistoriche si erge sulla piana del Salento. Ma parlo anche dei suoi abitanti, gli oritani, che qualche volta si accorgono del loro immenso patrimonio e danno vita a rievocazioni storiche, fondano gruppi di sbandieratori, mettono in piedi associazioni che coniugano turismo, gastronomia, storia, archeologia e altro ancora. Le possibilità con il passare del tempo aumentano.
Una di queste alla quale sono interessato riguarda il racconto della città e del suo patrimonio attraverso il teatro. In parte ho già affrontato un po’ in generale l’argomento in due articoli. Nel primo ho posto la questione di come possiamo narrare il medioevo oggi. Nel secondo ho elencato luoghi, emozioni ed opportunità a cavallo fra teatro e turismo. Ho anche dedicato un articolo a come rappresentare pezzi di teatro in un paese come questo. Ora voglio indicare dieci possibilità per spettacoli teatrali, incursioni, animazioni specifiche in e per Oria e i suoi visitatori.
Se vuoi l’attenzione del tuo pubblico devi avere una buona storia da raccontare. Ma storia nel senso vero del termine. Non basta una foto e una musichetta e un video più o meno divertente da inserire su Facebook, Instagram TitkTok. Serve un buon viaggio dell’eroe con chiamata in causa, peripezie, protagonista e antagonista, anche se hai a disposizione solo pochi secondi. Per gli artisti, poi, questo è ancor più vero. Specie gli attori, per i narratori per eccellenza. Da loro pretendiamo, giustamente, qualcosa di più.
La facciata bicroma della chiesa di Santa Maria del Casale a Brindisi, con il portale ogivale sormontato dal protiro pensile, le fasce orizzontali di carparo ocra e pietra bianca e i motivi geometrici a zigzag e a scacchiera. Foto di Giuseppe Vitale.
Per che cosa saresti disposto a morire?
Tieni da parte la risposta. Quella di un altro uomo è ancora lì, dipinta su un muro di Santa Maria del Casale, la chiesa di Brindisi incastrata fra i capannoni di un aeroporto militare e una rete di filo spinato. Ma prima di arrivare a lui c’è di mezzo un ragno.
Ci sono entrato la prima volta il 28 settembre 2021, nel tardo pomeriggio, con Salvatore, un amico di peregrinazioni salentine. Ci siamo andati per guardare degli affreschi. Ne siamo usciti con addosso una domanda che con l’arte non c’entra niente.
Sei a favore dei tanti post e delle molte storie da pubblicare ogni giorno o preferisci l’arte del silenzio selettivo? Nel mondo rumoroso e frenetico dei social media, sembra che tutti vogliano gridare a gran voce. Ma, come in un buon film, forse è il silenzio tra le battute a creare la vera suspense.
Ma se gonfi un chewing gum come un pallone poi ti trascina in cielo? Se riesci a metterci tutta l’aria che puoi, diventa grande? Se ti spolmoni e lo riempi, fin dove arriva?
Son domande che da ragazzino mi son fatto tante volte quando facevo i miei esperimenti con le Big Babol. Volevo creare una mini-mongolfiera che mi portasse su in cielo. Ma i risultati arrivavano fino a qualche centimetro e poi c’era l’inevitabile botto. Io intanto ci riprovavo di nuovo.
Una vecchia sedia davanti a un portone in via Torre Santa Susanna, alla periferia di Oria (Br).
Anche in una via tra più note e trafficate di Oria, l’intrigo e il mistero possono trovarsi dietro ogni angolo. Oggi, ti invito a esplorare questa strada che nasconde un segreto intrigante. Scopri come un luogo comune può rivelare lati nascosti e storie sorprendenti.
Nel mondo delle leggende, c’è una storia che cattura l’immaginazione, un racconto di sette fratelli che sfidano le persecuzioni, resistono a prove terribili e alla fine vengono murati vivi in una grotta. Questa non è la trama di un film d’azione hollywoodiano, ma una storia antica che ha affascinato generazioni. Oggi esploreremo il mistero dei Sette Dormienti e scopriremo come questa narrazione risvegli il nostro desiderio di conoscenza.
Conosci i culacchi? Si tratta di racconti più brevi, rispetto ai più noti “Cunti”. Di solito sono satirici, a sfondo anti-clericale e si tramandano di generazione in generazione in Salento nella cultura popolare. Varie bocche in paese li raccontano e li abbelliscono a proprio gusto. A volte il soggetto è qualche aspetto più o meno buffo del costume. Altre volte ancora riprendono dei fatti curiosi, non importa se accaduti davvero o no. Un tempo erano queste le narrazioni della cronaca popolare, in modo non diverso da quel che faceva Matteo Bandello nel 1500 nelle sue Novelle. La prosa, poi, può anche ricordare quella comica e fulminea di François Rabelais. I culacchi più noti sono quelli di Papa Galeazzu, vera e propria maschera di Lucugnano, frazione di Tricase, protagonista di molti episodi picareschi.
Più di recente ne ho letto una buona raccolta in Dialettandoci di Vincenzo Sparviero. Nel mio spettacolo Mistero Salentino, ne adopero molti. In questo articolo voglio proporne tre che sono nati dalla mia penna. Per la verità si tratta di tre raccontini che hanno il sapore di questo genere letterario considerato minore. Eccoli qui di seguito. Buona lettura!
«Che fai porco 🐷? Vai a lavorare!». Nel 1971, a Ceglie Messapica, mio zio Tommaso dipingeva con fervore una tela nel cuore del centro storico. La sua passione venne interrotta da un parente che non riusciva a comprendere la sua visione artistica, ordinandogli di tornare a lavorare nei campi. Per fortuna non lo ascoltò e si mise a fare il ritratista a Piazza Navona a Roma. Una storia di sacrifici e visioni contrastanti.