Puntare il dito è la scusa più antica del mondo

Una donna si affaccia per metà da un sipario di velluto rosso, nascosta dietro le quinte di un teatro
Una donna si affaccia per metà da un sipario di velluto rosso, con le candele accese alle sue spalle. Foto di cottonbro studio su Pexels

Quando un tuo progetto va a rotoli, qual è la prima cosa che cerchi: la soluzione o il colpevole?

C’è una domanda di due parole che ti hanno fatto prima ancora che nascessi. Alla fine di questo pezzo te la rifaccio, e stavolta rispondi tu.

Lo scorso luglio, ai Mondiali, l’Egitto era avanti 2-0 sull’Argentina a un quarto d’ora dalla fine, e ha perso 3-2. Tre gol presi in tredici minuti. Il giorno dopo, in Egitto, si parlava dell’arbitro. Il ct ha accusato la direzione di gara, e una petizione online per escludere l’Argentina dal torneo ha superato i sei milioni di firme. Sei milioni di dita puntate nella stessa direzione.

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Pensare in grande produce le migliori opportunità

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Le maggiori opportunità derivano dal pensare in grande, non dal rivolgersi a mete inferiori che, invece, ci danno meno possibilità. È come se ci si costruisse attorno piccole scatole che ci limitano, ci chiudono. Occorre costruirne di enormi, un po’ come l’arca di Noè. Questa è una conferma straordinaria che ho avuto da Una cosa sola di Gary Keller. Mi ha insegnato che se voglio raggiungere grandi risultati devo avere pensieri all’altezza di essi perché, altrimenti, se ne raggiungono solo di piccoli. Il pensiero, dunque, dà forma alle azioni e queste ultime determinano i risultati. Ecco perché, citando Robert Brault, ciò che ci allontana dalla nostra meta non sono gli ostacoli, i problemi, come dice il pensiero comune, ma una strada sgombra verso una meta inferiore. Incontrare ostacoli vuol dire che ci si trova sulla strada giusta.

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Coincidenze e illusione di frequenza

Illusione di frequenza: uomo seduto accanto a una finestra in una stanza buia, luce del mattino sul volto.
Foto di Sean Boyd su Unsplash

Ti è mai capitato di scambiare una telefonata per un segno del destino?

A me sì, ed è stata una telefonata da Roma. Ci arrivo, ma prima devo raccontarti come funziona il trucco che ti frega, perché ha pure un nome tecnico: illusione di frequenza.

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Tutto va come deve andare

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Qualunque passato tu abbia avuto è alle tue spalle, è svanito. Anche se ti dicono che siamo il risultato delle nostre scelte precedenti, degli anni che abbiamo vissuto in realtà possiamo cambiare tutto e con una certa celerità. Tu vivi nel presente e pensi a crearti il futuro che vuoi, che più desideri.

I giudizi tuoi o altrui su te stesso o sul prossimo sono assenti dalla tua mente perché sei certo del tuo valore. Perciò sei immune dalle lusinghe e dalle critiche ingiuste.

Sai bene che tutto va come deve andare. Sei diretto verso la tua meta e se incontri ostacoli questi servono a temprarti e a farti diventare più abile nel raggiungere i tuoi obiettivi.

Tutto va come deve andare. Solo va. Fa’ il tuo tranquillo. Togliti di dosso ogni stress, preoccupazione e senso di colpa. E goditi la vita!

Il record che nessun cronometro può misurare

Un vecchio cronometro meccanico fermo, tenuto aperto nel palmo di una mano

Qual è la cosa più veloce che tu abbia mai fatto?

Tieni da parte la risposta. Alla fine ti chiedo di rifare quel conto con un’altra unità di misura, una che nessun cronometro possiede.

Su questa pagina, per anni, c’è stato un elenco di dieci primati ridicoli. Miei. Scritti di getto il giorno dopo una finale olimpica, quando tutti parlavano di centesimi. Li ho tolti, ma non li rinnego.

La velocità con cui sparivo quando mia madre impugnava la scopa. La prontezza nel raggiungere il buffet prima degli altri. La rapidità con cui incassavo un rimprovero, spesso prima ancora di averlo meritato. Erano record veri, misurati sul corpo, e non valevano niente per nessuno tranne che per me. Li ricordo con tenerezza, come si ricorda un sé più magro e più sciocco.

Poi ho guardato meglio intorno a me, e ho capito che quell’elenco privato era diventato la religione di tutti.

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