Quanto egoismo, quanta cattiveria, quanto menefreghismo sembra esserci nel mondo! Almeno a giudicare dalle conversazioni alle quali partecipiamo o che ci capita di sentire un po’ ovunque. È una continua lamentela su come si è comportato quello o quell’altro. Ciascuno difende le sue ragioni e mette in cattiva luce gli altri. Vale allora la pena parlare del male necessario nel mondo.
Ti è mai capitato che il teatro bussasse alla tua porta?
A me è capitato di stare dall’altra parte di quella porta: quello che bussava ero io. È un ricordo che non riesco a incasellare tra i “lavori” e nemmeno tra le “esperienze”. Ho recitato per qualcuno sulla soglia di casa sua: non in un teatro, non in una piazza, ma sul suo zerbino, lui appoggiato allo stipite e io a mezzo metro, senza quarta parete e senza la comoda scusa del palco che ti separa e ti protegge.
Era la primavera del 2021. La pandemia di Covid-19 andava avanti da un anno: i teatri erano stati tra i primi locali a chiudere e sarebbero stati tra gli ultimi a riaprire, e riunirsi restava vietato per non alimentare il contagio. Davanti a quel divieto, una parte del teatro non si è seduta ad aspettare. Ha fatto la cosa più semplice e più eversiva che ci fosse: è andata a bussare.
Ogni giorno, ovunque, siamo di continuo bombardati da immagini. Dai social, alla pubblicità e ai cartelli stradali. Eppure non sappiamo niente di pensiero visuale. Con poche, semplici immagini è possibile venire a capo di difficoltà che sembrano piuttosto complicate. Non è una magia ma è la semplice potenza di ciò che nel mondo anglosassone è chiamato visual thinking, il pensiero visuale appunto. Vale, allora la pena di occuparsi di come risolvere problemi e vendere idee con le immagini.
Prima o poi nella propria vita occorre affrontare uno o più cicli di studio. Può essere al liceo. Oppure può accadere quando si comincia l’università, oppure ancora dopo la laurea, se uno per esempio deve proseguire con il dottorato. Anche quando si fa un nuovo lavoro ci si deve spesso aggiornare. In tanti provano stress in queste occasioni. Avvertono tanta fatica e sono sommersi dalle difficoltà. Come pianificare il proprio studio, il proprio apprendimento in modo sereno, naturale ed efficace? Ci occupiamo di ciò in questo articolo.
Spesso m’interrogo su cosa abbia chiesto di preciso Dio ad Abramo quando gli chiede di sacrificare il figlio Isacco, come si legge nei primi due versetti di Genesi 22:
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Molti problemi che incontriamo hanno una soluzione ovvia e facile. Sarà bene, quindi, diminuire le analisi, le valutazioni, il rimuginare su qualche questione. Meglio privilegiare ciò che è ovvio e diretto. La parola d’ordine, allora, è semplificare, ridurre ai minimi termini ogni situazione. Così diventa più facile affrontarla e l’ansia, lo spavento e persino il panico sono messi da parte. Infatti tendiamo a complicarci la vita. Complicare vuol dire rendere confuso, intricato, difficile qualcosa perché s’introducono elementi estranei e dannosi.
Ho appena terminato di leggere il terzo libro della trilogia di Neale Donald Walsch Conversazioni con Dio. Avevo guardato più di una volta il film completo su Youtube ed ero rimasto sconvolto. Così ho preso a leggere le pagine che quest’autore scrive “sotto dettatura”. Mi ha insegnato che io sono Dio. E anche tu lo sei. E anche gli altri lo sono. Allora vale la pena leggerle queste Conversazioni con Dio, o almeno dare un’occhiata ai suoi principali concetti.