
Perché Gesù aspetta Giovanni?
Gesù non si muove finché Giovanni occupa la scena. È lì, scritto nero su bianco, senza scampo. Matteo te lo sbatte in faccia: «Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea» (Mt 4,12). Marco è ancora più secco, taglia ogni fuga possibile: «Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea proclamando il vangelo di Dio» (Mc 1,14).
Finché Giovanni predica e battezza, Gesù tace. Non compete, non si sovrappone, non corre in parallelo. Aspetta. E quando inizia, riparte dallo stesso annuncio. «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 3,2; Mt 4,17). Stesse parole, stesso asse rovente.
Fermati un attimo su questo: se Gesù fosse nato già completo, già separato, già autonomo, perché mai attendere l’arresto del Battista? Se avesse avuto un messaggio alternativo fin dal primo giorno, perché passare da Giovanni e farsi battezzare (Mc 1,9)? I testi non lo spiegano, ma lo mostrano con una forza che spacca ogni lettura comoda. E questo basta per capire che non stiamo giocando con le parole.
L’origine pubblica di Gesù non è isolata. È legata a Giovanni. E il momento in cui quella relazione si spezza è segnato con precisione chirurgica. Qui comincia la storia vera. Qui comincia il terremoto.
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