Tre biglietti per chi il cinema vuole farlo, e un segreto di luce di Kurosawa raccontato da chi c'era

Hai tredici giorni di Festa e i soldi per tre biglietti. Dove li spendi?
La mia risposta viene da una sera del 2010 e da un bosco giapponese girato nel 1950, dove un regista fece con la luce una cosa che i fotografi del suo tempo evitavano. Come ci riuscì te lo dico in fondo. Prima devi sapere da dove la guardo, questa Festa del cinema di Roma.
Il mio prete in una rassegna parallela
Autunno 2010. La Festa allora si chiamava Festival internazionale del film di Roma ed era alla quinta edizione. Il 4 novembre, all’Auditorium Parco della Musica, in una rassegna parallela passava Come se fosse facile, un corto di Alessandro Zizzo.
L’avevamo girato a Manduria, nel centro storico, a un passo da Oria. Lo produceva Anthalya Film di Gabriele Lippolis, con Pamela Prati, Mara Spinelli e Anna Dimitri: una storia surreale, tutta di donne. Io facevo il prete.
Per il corto abbiamo fatto anche il red carpet, sotto il sole di Roma, con le telecamere puntate addosso. È la foto in cima a questo pezzo: io sono quello in giacca scura che saluta. Eppure non è il tappeto rosso la cosa che mi è rimasta di quella settimana.
Un’altra sera, da solo
Quell’anno il festival aveva una sezione, Occhio sul Mondo, dedicata al Giappone. Kurosawa avrebbe compiuto cento anni, e per festeggiarlo proiettavano Rashōmon restaurato.
Un altro giorno di quella stessa settimana ci sono tornato da solo, senza nessun film mio in programma. A presentare Rashōmon c’era Teruyo Nogami.
Di quella sera mi è rimasta una cosa sola. Non la trama, non la sala. Un segreto di bottega raccontato da una che c’era.
La donna con il copione in mano
Nogami era la segretaria di edizione di Kurosawa. Sul set è la persona che tiene il filo di ogni inquadratura: dove stava la mano, da che parte guardava l’attore nella ripresa di prima. Se il bicchiere al secondo ciak è più pieno che al primo, è lei che se ne accorge.
Nel 1950, quando la assunsero su Rashōmon, il cinema lo conosceva da poco. Aveva poco più di vent’anni. Da lì non si è più staccata da Kurosawa: la sua carriera arriva fino ad After the Rain, del 2000, girato dopo la morte del maestro su una sua sceneggiatura.
Nel 2006 ha raccontato quel mezzo secolo in un libro, uscito in inglese come Waiting on the Weather, aspettando il tempo. Il titolo dice già il mestiere: un film dipende anche da quello che non puoi comandare, e bisogna saper aspettare il cielo giusto.
Il film che arrivò in Italia per caso
C’è un motivo per cui Rashōmon a Roma non era un film qualunque. Nel 1951 vinse il Leone d’oro a Venezia, e Kurosawa nemmeno sapeva che fosse stato mandato in concorso.
A proporlo era stata Giuliana Stramigioli, un’italiana che a Tokyo rappresentava la casa di distribuzione Italifilm. L’aveva visto, le era piaciuto, l’aveva segnalato a Venezia. Dopo il Leone arrivò l’Oscar, e il cinema giapponese entrò nel mondo.
La fama di Kurosawa fuori dal Giappone è cominciata da un festival italiano. Cinquantanove anni dopo quel film tornava in un altro festival italiano, presentato dalla donna che lo aveva visto nascere con il copione in mano. E io, per caso, ero in sala.
Prima di andare avanti, rimetti in fila quattro date. Premi una volta per ognuna e guarda chi c’era.
- Giappone, 1950Il boscoKurosawa gira Rashōmon. Miyagawa punta la macchina da presa contro il sole. Accanto a loro, con il copione in mano, una ragazza di poco più di vent’anni: Teruyo Nogami.
- Venezia, 1951Il Leone d’oroRashōmon vince. Kurosawa non è al Lido, e non sapeva nemmeno che il film fosse in concorso.
- Roma, autunno 2010Il tappeto rossoCome se fosse facile passa in una rassegna parallela. Io sono sul red carpet, sotto il sole, a salutare le telecamere.
- Roma, 2010, un’altra seraLa plateaRashōmon restaurato. Kurosawa è morto da dodici anni. Sul palco sale chi teneva il copione nel bosco, e io sono in sala, da solo.
Il mio film, senza di me
Tre anni dopo, nel 2013, il festival mi ha rimesso in programma senza chiedermi di venire. La santa di Cosimo Alemà era in selezione ufficiale, Fuori Concorso.
È ambientato in un paese del Salento, d’inverno. Quattro balordi napoletani arrivano per rubare la statua della santa patrona, e il paese risponde con una violenza che non si aspettano. Nel film io sono il cacciatore.
La mia terra sullo schermo di Roma, con il mio volto dentro. In sala non c’ero. Un film, una volta montato, non appartiene più a chi ci ha recitato: va per conto suo, e tu lo segui da lontano.
Quest’anno Alemà torna alla Festa con una serie, Memoriae, scritta e diretta con Isabella Aguilar: il 15 ottobre alle 16:30 in Sala Petrassi, a 12 euro.
I miei tre biglietti per la Festa del cinema di Roma
Il criterio con cui ho letto il programma viene da quella sera del 2010. Il red carpet dura un pomeriggio, e l’ho fatto anche io. Il film esce in sala qualche mese dopo. Chi racconta il mestiere dal vivo, invece, non lo ritrovi. Con questo criterio ho scelto tre appuntamenti, in tre giorni di fila, per 31 euro in tutto.
Il 14 ottobre alle 16:00, in Sala Petrassi, il Paso Doble tra Tessa Ross ed Edward Berger. Lei ha lavorato a film come Billy Elliot e La zona d’interesse, lui ha diretto Conclave. Parlano del rapporto fra chi produce e chi dirige, cioè della stanza dove si decide anche chi andrà in scena. Costa 15 euro.
Il 15 ottobre alle 16:30, al cinema Giulio Cesare, sala 3, Elsinore di Simon Stone. Londra, 1989: Ian Charleson, l’attore scozzese di Momenti di gloria, deve fare Amleto al National Theatre al posto di Daniel Day-Lewis. Ha l’AIDS e la dottoressa gli vieta il palcoscenico. Lui scappa dalla clinica per andare in scena. Storia vera, con Andrew Scott e Olivia Colman. La sera prima lo stesso film passa in gala in Sala Sinopoli a 30 euro. Al Giulio Cesare ne costa 10.
Il 16 ottobre alle 17:30, alla Casa del Cinema di Villa Borghese, Carlo Monni, come un grillo nell’uragano di Romeo e Valentino Conte. Monni era attore e poeta toscano, figlio della campagna, arrivato al cinema e al teatro passando per Benigni. È il ritratto di un attore popolare, di quelli che vengono dalla terra prima che dal palco. In sala ci sarà Valentino Conte, e il biglietto costa 6 euro.
Sotto gli alberi
Torno a quella sera del 2010. Nel bosco di Rashōmon non si potevano portare le luci elettriche. Kurosawa e il suo direttore della fotografia, Kazuo Miyagawa, puntarono la macchina da presa contro il sole, cosa che allora si considerava un tabù.
Per i volti degli attori Miyagawa usò otto specchi che riflettevano la luce naturale. Sopra le loro teste fece tendere una rete da baseball coperta di foglie e rami, e la spostava con una lunga canna di bambù, perché l’ombra delle foglie cadesse sulle facce.
Nogami ci spiegò il problema e la soluzione. I dettagli li ho ritrovati dopo. Del festival di quell’anno non so dirti un titolo in concorso.
Mi è rimasta una rete piena di foglie. I miei tre biglietti vanno dove qualcuno racconta come l’hanno tesa.
E se il problema non fossero mai stati i tuoi appunti?
Ventuno segreti operativi per trasformare gli appunti da copia muta a strumento vivo del tuo pensiero. Dal segno rupestre al taccuino digitale.
Prendi il libro su Amazon