I 10 Borges più uno

Ti viene mai il sospetto di avere più di una personalità? Di non essere sempre la stessa persona? Forse ti accorgi che cambi a seconda delle circostanze o di chi hai davanti. Ma questo è solo l’inizio. Dentro di noi abita un intero condominio: voci che ci somigliano, altre che ci contraddicono, alcune che non conosciamo e che forse non conosceremo mai. L’idea di una personalità unica vacilla: siamo un albergo di ospiti che portano il nostro nome, e a volte soltanto quello.

Accorgersene non è un dramma, ma un sollievo: riduce incomprensioni, allontana stress, apre spiragli di gioco e di labirinto. È ciò che mi è accaduto leggendo El otro, brevissimo e densissimo racconto di Jorge Luis Borges. In esso compaiono due Borges. Io ne ho contati dieci. E qui voglio condurti a incontrarli, se hai voglia di seguirmi.

Perché proprio 10?

Il luogo dove la mia generazione ha visto più spesso questo numero è sulle spalle dei fuoriclasse. Il 10 non era un numero: era un destino. Dopo Diego Armando Maradona — argentino come Borges — avrebbero dovuto ritirarlo per sempre, perché nessuno l’ha più portato alla stessa maniera.

In lui si radunava un esercito di geni, una moltitudine che passava per il suo piede, la sua testa, la sua “mano de Dios”. Il 10 è anche il numero che contiene tutti gli altri e, quindi, li annulla. Come la Biblioteca di Babele, è totalità che si dissolve nell’infinito.

Il 10 nella cultura e nella letteratura

Il numero 10 non abita solo negli stadi o nei miti religiosi: si nasconde anche nei libri che hanno ordinato il nostro immaginario. Dante struttura la Commedia in cento canti, cioè dieci per dieci: una perfezione moltiplicata. Boccaccio affida a dieci narratori cento storie: l’umanità intera racchiusa in un ciclo numerico.

Ogni volta che il 10 compare nella letteratura, suggerisce che il caos abbia un ordine invisibile. È la promessa che le infinite storie si possano contenere in un cerchio chiuso. Ed è in questo cerchio che El otro trova la sua misura, come un racconto assoluto.

I. Il giovane

Ti ricordi quando volevi cambiare il mondo? Quando ti bastava un balzo per superare un muro? Quando leggevi anche tu forse Whitman? Quando eri come i ragazzi di L’attimo fuggente? Bei tempi, vero?

Ebbene l’anziano Borges nel racconto incontra se stesso a 19 anni seduto all’altro lato della panchina. È pieno di retorica e di illusioni, ma anche di una forza che il tempo spegnerà. Dentro di lui brucia la convinzione che il futuro sia aperto e che basti scrivere per trasformarlo.

II. L’anziano

Dall’altra parte della panchina sedeva un vecchio quasi cieco, che parlava con quella cortesia malinconica che è il frutto della saggezza o della stanchezza. Era anche lui Borges, o quello che sarebbe diventato dopo aver capito che la letteratura non salva nessuno, nemmeno chi la scrive.

Questo vecchio aveva imparato che la memoria è un atto creativo, che dimenticare è un’arte necessaria quanto ricordare. Guardava il giovane con l’affetto distante con cui si guarda un errore amato.

III. L’autore che inventa

Nel 1972, nella sua casa di Buenos Aires, decise di raccontare questo incontro impossibile. Abbiamo così un terzo Borges: quello che sceglie, ordina, tace. Questo Borges conosce il trucco della letteratura, sa che ogni racconto è una menzogna che aspira alla verità.

È il demiurgo che crea i propri doppi e poi si nasconde dietro di loro, come se anch’egli fosse una finzione.

IV. Il Lettore di Sé Stesso

C’è un Borges che legge Borges con la stessa perplessità con cui un uomo guarda una sua fotografia di vent’anni prima. Questo lettore scopre nei propri testi significati che l’autore non aveva previsto, come se le parole, una volta scritte, appartenessero più ai lettori che a chi le ha pensate.

È il Borges che si è fatto estraneo a sé stesso, che ha imparato a essere il primo critico delle proprie ossessioni.

V. Il Borges dimenticato

C’è un Borges che non abita le antologie scolastiche, né le citazioni che girano su internet. È il Borges dimenticato, quello che la memoria collettiva ha scartato. I racconti meno noti, le poesie trascurate, le conferenze che nessuno rilegge. È il Borges che non entra nel pantheon del mito, che rimane ai margini, come un libro lasciato a prendere polvere in biblioteca.

Questo volto ci ricorda che nessuno sfugge all’oblio, neppure chi ha scritto del tempo e dell’eternità. Eppure proprio lì, nei testi che non leggiamo più, forse si nasconde il Borges più libero e più autentico.

VI. Il Mito Pubblico

Esiste poi il Borges dei giornali e delle conferenze, quello che i critici hanno costruito con le loro interpretazioni e i lettori con le loro aspettative. È un personaggio di finzione più coerente dell’uomo reale: il cieco che vede labirinti, l’argentino cosmopolita, il bibliotecario dell’infinito.

Ti sta piacendo? Questo è il blog. Le provocazioni vere te le mando con Taccuino Vitale.

Lo riconosco appena; eppure è forse quello che sopravvivrà più a lungo.

VII. ll Borges di Ogni Lettore

Più inquietante ancora è scoprire che ogni lettore inventa il proprio Borges. C’è quello dei filosofi, che vedono in lui un metafisico; quello dei poeti, che lo leggono come un mistico; quello dei narratori, che lo studiano come un artifice.

Ognuno di questi Borges è falso, eppure tutti sono necessari. Nella moltiplicazione si annulla e, annullandosi, diventa universale.

VIII. Il Borges intimo

Dietro il mito e le citazioni c’era un uomo silenzioso, riservato fino alla timidezza. Passava ore tra i libri della biblioteca paterna, che considerava l’episodio capitale della sua vita. Visse a lungo accanto alla madre, Leonor, che fu la sua confidente, lettrice e sostegno anche quando la cecità avanzava e il mondo gli appariva solo come un gioco di ombre gialle.

Amò poco e male: un matrimonio breve e teso, legami complicati, rimpianti non detti. Il Borges intimo è l’uomo che conosceva la solitudine meglio della folla, che camminava per Buenos Aires pensando che i labirinti più difficili fossero dentro di sé.

IX. Il Borges dimenticato da sé stesso

Esiste un Borges che non ricordava Borges. Gli capitava che qualcuno gli recitasse un suo verso e lui restasse sorpreso, come se l’avesse scritto un altro. La cecità e il tempo lo avevano reso estraneo ai propri libri: opere intere che non poteva più rileggere, pagine che la memoria cancellava.

È un paradosso crudele: essere autore di mondi infiniti e perderne le chiavi. Questo volto ci ricorda che ogni creatore diventa presto lettore smemorato della propria opera. E che forse siamo tutti così: padroni di una storia che, a poco a poco, ci sfugge dalle mani.

X. Il Borges possibile

Infine c’è il Borges che non è mai stato. L’autore dei libri che non ha scritto, l’uomo delle vite che non ha vissuto, il personaggio delle storie rimaste in sospeso. È il Borges delle possibilità mancate, quello che ci sfiora come un’ombra e poi si dissolve.

Forse è lui a parlare davvero in El otro: l’altro che non incontriamo mai, ma che ci accompagna in silenzio. Questo volto ci riguarda tutti, perché siamo fatti anche dei futuri che non si compiono.

XI. Il Borges di Calvino (Borges Plus)

Esiste un Borges che non ci appartiene più, perché ci è stato restituito da un altro scrittore. È il Borges visto da Italo Calvino. Nelle Lezioni americane Calvino lo definisce «un maestro dello scrivere breve», capace di condensare in poche pagine «una ricchezza straordinaria di suggestioni poetiche e di pensiero» in un linguaggio «cristallino, sobrio, arioso, tutto precisione e concretezza».

Per Calvino, «nasce con Borges una letteratura elevata al quadrato», che finge che un libro sia già stato scritto da altri e lo descrive come se fosse reale. In questo specchio, Borges diventa più che autore: diventa paradigma, modello, bussola.

Il tuo Altro

Abbiamo contato dieci Borges, e perfino un undicesimo, riflesso nello sguardo di Calvino. Ma la verità è che Borges non si conta: si moltiplica. E tu? Continuerai a fingere di essere uno solo? O avrai il coraggio di ammettere che dentro di te c’è un intero condominio di voci, di futuri mancati, di possibilità ancora vive?

Non limitarti a leggere: scrivi, racconta, rivela il tuo altro. Lascia che gli altri scoprano i tuoi dieci Borges personali. Oppure resta in silenzio: ma sappi che anche il silenzio, prima o poi, parla.

Taccuino Vitale

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Ogni settimana una provocazione, a volte scomoda. Non per darti risposte: per metterci in strada insieme, come due cavalieri erranti.

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