Perché abbiamo paura di godere?

Quando è stata l’ultima volta che hai goduto davvero?

Non parlo di sesso, ma di estasi. Viviamo un rapporto storto con il piacere. Lo guardiamo di nascosto, lo condanniamo in pubblico. Ci scandalizziamo per un capezzolo in tv e poi sogniamo di notte quello stesso corpo.

Ti do il benvenuto nella società più repressa e ossessionata della storia. Il sesso è ovunque, tranne nei nostri corpi. Parliamo di orgasmi come di obiettivi da curriculum, ma non ricordiamo più quando abbiamo provato davvero piacere. Il problema non è il sesso. È che non sappiamo più viverlo.


Ma questa è solo la prima parte del problema: il resto è una vera competizione.

La gara

Abbiamo trasformato il piacere in sport. Chi conta le posizioni come trofei. Chi cronometra la durata come fosse una maratona. Chi studia manuali e tutorial su come far impazzire l’altro in cinque mosse.

Il sesso è diventato una performance. Dall’altra parte, chi vorrebbe un contratto prima di ogni bacio. Chi teme lo sguardo prolungato. Chi censura ogni parola che richiami il desiderio. Tra chi trasforma tutto in prestazione e chi in burocrazia, nessuno vive più il corpo con abbandono. Nessuno si lascia andare alla “sporcizia” sacra che è la parte più pulita che ci resta.

Eppure qualcuno aveva capito tutto, ridendo.

La verità di Woody Allen

Woody Allen lo disse meglio di chiunque: «Il sesso è sporco? Sì, ma solo se è fatto bene». Non parlava di oscenità. Parlava del corpo vero: sudore, goffaggine, odori, respiri, imperfezioni.

Il sesso reale non è quello dei video con luci perfette. È vita che pulsa. Ma noi abbiamo paura dello sporco. Ci laviamo prima, ci laviamo dopo, profumiamo tutto, abbassiamo le luci. Trasformiamo l’intimità in un set fotografico. E poi ci chiediamo perché non sentiamo più nulla.

Gli antichi, invece, non avevano questa paura: loro sapevano.

Pompei sapeva

Basta entrare in una casa di Pompei per capire quanto siamo diventati poveri. Sulle pareti, corpi che si amano in ogni forma, dipinti come fiori. Non pornografici: vitali. Esposti come arte, come ringraziamento alla vita.

Nei templi di Khajuraho, in India, le divinità stesse si uniscono. Le loro figure di pietra raccontano che il piacere è preghiera. Le culture antiche non separavano il sacro dal fisico, perché sapevano che sono la stessa cosa. Poi arrivò la paura. E da allora ci portiamo dentro una ferita: la divisione tra spirito e carne.

E quando arriva la ferita, arriva anche la censura.

I libri proibiti

Persino la Bibbia, nel Cantico dei Cantici, parla con il linguaggio dei sensi. Teresa d’Avila descriveva Dio come un amante che la trapassa di luce. Ma quando la letteratura moderna ha raccontato il piacere senza veli, è stata censurata. D.H. Lawrence con L’amante di Lady Chatterley, Henry Miller con Tropico del Cancro e Anaïs Nin con Delta di Venere furono accusati di oscenità.

Eppure in quei libri non c’era violenza, ma libertà. Mostravano che dietro le facciate rispettabili scorre lo stesso desiderio che fingiamo di non avere. Fu quello il vero scandalo: l’idea che il piacere possa esistere senza colpa.

Ma la censura non è scomparsa, ha solo cambiato forma.

Il sintomo

Tutti a scandalizzarsi per i video online. Ma quelli sono sintomi, non cause. Sono lo specchio della nostra paura del contatto vero.

Carmelo Bene non condannava il porno: per lui era la forma più pura di abbandono, dove il soggetto si fonde con l’oggetto e l’Eros rimane ancora prigioniero dell’io e del desiderio. In una celebre conversazione con Maurizio Costanzo, spiegò così la differenza:

«L’erotismo è un’eccedenza, un dimenarsi dell’Io che si pone davanti a un oggetto. È l’impazzimento del soggetto che vuole conoscere, possedere, ripetersi. Il porno, invece, non pone più un soggetto davanti a un oggetto. È abbandono. L’abbandono al contemplarsi, al riguardarsi. ... Lì il soggetto torna a fondersi col suo oggetto, non lo vuole più conoscere, si misconosce, si automisconosce nella fusione con esso. Questo è l’abbandono. Questo è il porno».

Per Bene il porno è la vera fusione, dove il soggetto si perde e non esiste più separazione. L’Eros, invece, resta ancora un gioco di distanza: l’io desidera, vuole conoscere, possedere. Il porno per Bene è più sincero, perché mostra l’abbandono totale, la scomparsa dell’io. L’Eros, con le sue pose romantiche, è ancora ipocrisia, un teatro dell’io che finge unione ma mantiene il controllo.

E oggi quel teatro ha trovato un nuovo palco: lo schermo.

L’ipocrisia digitale

Oggi esistono programmi che “spogliano” le foto. Tutti gridano allo scandalo, e con ragione. Ma fingiamo di non sapere che l’immaginazione ha sempre spogliato. L’impulso non è nuovo: è umano.

Ti sta piacendo? Questo è il blog. Le provocazioni vere te le mando con Taccuino Vitale.

Il vero problema non è la tecnologia, ma la repressione. Abbiamo sostituito il corpo con la simulazione, il contatto con il controllo. Non desiderio, ma ansia. Non unione, ma consumo solitario. Ci scandalizziamo per le IA, ma nessuno si scandalizza per il fatto che preferiamo uno schermo a un corpo vero.

Abbiamo dimenticato il linguaggio più antico che esista.

Il linguaggio dimenticato

Il sesso è un linguaggio antico. Comunica senza parole, riconosce, consola, unisce. Noi lo abbiamo dimenticato. Parliamo troppo, analizziamo troppo, votiamo le prestazioni come in un quiz. Tocchiamo senza sentire. Se facessimo l’amore di più — vero, rischioso, presente — avremmo meno ansie, meno rabbia, meno violenza.

È l’articolarsi della stessa relazione il sesso, non solo intreccio di corpi e genitali. È così che l’ho vissuto io sopratutto quando l’altra persona si è resa disponibile a danzare con me, a sentire tutte le vibrazioni anche del solo tocco tra polpastrelli.

I bonobo, una specie di scimpanzé molto vicina all’uomo, vivono in società guidate da femmine dove il sesso serve a ridurre la tensione e mantenere la pace. Ogni contatto sessuale per loro è linguaggio sociale, scambio, riconciliazione. Per questo tra i bonobo quasi non esistono conflitti: usano il piacere per creare armonia. Noi, invece, reprimendo quel linguaggio, trasformiamo l’energia erotica in aggressività e in guerra.

Forse dobbiamo guardare più in alto per capire: al cosmo stesso.

La verità cosmica

Cos’è la gravità, se non attrazione? Ogni stella cade verso un’altra, ogni pianeta danza intorno al suo centro. L’universo è un atto d’amore in espansione. Il Big Bang? Un nome elegante per un orgasmo primordiale. Un’estasi che ha generato tutto.

Siamo fatti di quella energia, ma la censuriamo come se fosse vergogna. Il vero peccato non è il sesso. È dimenticare che siamo nati dalla sua luce.

Eppure, di fronte a questa immensità, sentiamo paura.

La paura

Bataille scriveva che l’osceno non è ciò che mostra troppo, ma ciò che spaventa. E cosa ci spaventa più del perdere il controllo? Nell’orgasmo vero, quello che non si finge, l’io scompare.

Per un attimo non siamo più noi: siamo tutto. È il momento più vicino al divino. Per questo lo censuriamo: perché ci spaventa essere così vasti.
Ma un modo per tornare vivi esiste.

La soluzione

Non serve “educazione sessuale” fatta di diagrammi e imbarazzo. Serve coraggio. Serve innocenza vera. Serve il rischio di perdersi. Riconciliarci col piacere significa riconciliarci con la vita. Non c’è libertà senza corpo, né spirito senza carne.

Ogni volta che due persone si amano davvero, senza difese, il cosmo ricorda la propria origine. Il primo atto di creazione resta lo stesso: un respiro che diventa luce, un brivido che diventa universo. È quello, per me, di ogni volta che, per esempio, faccio l’amore con una nuova donna. È come dar vita a nuovi mondi.

E tutto si riduce a una sola domanda.

La domanda

L’universo non è nato da un’esplosione. È nato da un grande orgasmo. E noi stiamo cercando di dimenticarlo. Ma non ci riusciremo mai. Perché quell’energia scorre dentro ognuno di noi.

Possiamo reprimerla o possiamo viverla. La scelta è semplice: sopravvivere o vibrare. Allora ti chiedo — e questa è la sola domanda che conta —: quando è stata l’ultima volta che hai sentito quella scintilla divina dentro di te?

La parola

Scrivila nei commenti. Una sola parola. Non una spiegazione, non una difesa. Una parola che dica cosa senti dopo aver letto tutto questo. “Confusione”. “Libertà”. “Spavento”. “Vita”. “Risveglio”. E se qualcosa ti ha mosso, condividi questo testo con chi ha dimenticato che è fatto di stelle. Le stelle non si vergognano di brillare.

Taccuino Vitale

Preferisci farti domande o riceverle pronte?

Ogni settimana una provocazione, a volte scomoda. Non per darti risposte: per metterci in strada insieme, come due cavalieri erranti.

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